Umbria Jazz: a Terni Pasqua in musica

TERNI – Da tre anni a questa parte la città di Terni si è reinserita nella programmazione di Umbria Jazz, con un’edizione primaverile, o meglio pasquale, che compendia così le edizioni summer (il festival di 10 giorni a Perugia) e la versione Winter (dai 5 ai 6 giorni ad Orvieto). Dopo un primo anno nel 2016 – edizione zero – che rappresentò anche una prima fase di sperimentazione, Umbria Jazz Spring, lo scorso anno fu fatta slittare nel periodo compreso tra la fine di aprile e il primo maggio coincidendo così con la festa popolare e folklorica del Cantamaggio ternano. I risultati non sono stati entusiasmanti, i ternani hanno risposto tiepidamente all’eco che suscita nel mondo il marchio di Umbria Jazz. Tanto che quest’anno, terza edizione, o seconda se non consideriamo l’edizione zero, si è ricalibrato il tiro su un’impostazione molto simile a quella orvietana di Umbria Jazz Winter, affidando ai club un ruolo di primo piano anche per cercare di intercettare il flusso della movida notturna ternana che si sviluppa nell’area compresa tra via Cavour e via Fratini. Si spiega così la scelta di ampliare l’offerta dei club e oltre al consueto Caffè Bugatti, quest’anno si aggiungeranno il Rendez Vous e il Caffè del Corso.

La clarinettista israeliana Anat Cohen

Per il resto Umbria Jazz Spring appare il tentativo di conciliare la quattro anime mainstream della black music: dal Gospel con il Virginia State Gospel Choir nel santuario di San Francesco, al soul e il blues riservati al Caos che aspira a diventare il nuovo villaggio della musica a Terni. L’offerta di fruizione di musica, insomma, è ampia a variegata per tentare di agganciare un pubblico quanto più vasto possibile: da quello religioso che in Umbria è proteso verso le atmosfere ieratiche della terra dei mistici e dei santi che quasi certamente non rinuncerà al Gospel; al blues, la musica del diavolo, sensuale e decadente, l’esatta antitesi della musica ispirata alla parola di Dio. Anche Umbria Jazz Spring, dunque, cerca di conciliare l’esigenza di musica di qualità con quella delle presenze e possibilmente delle permanenze turistiche. Proprio da questo punto di vista c’è da chiedersi se non sarebbe stato più efficace seguire l’impostazione perugina, piuttosto che quella orvietana di un festival jazz di nicchia. Perché non pensare, ad esempio, ad un preludio o una coda del festival perugino, della durata dai tre ai cinque giorni, da svolgere nel periodo di luglio, che comprenda uno o due grandi appuntamenti con grandi nomi del pop così come ormai accade da anni nel capoluogo umbro? Per Terni, città in
profonda crisi, potrebbe essere un’occasione di rilancio soprattutto in considerazione dei luoghi straordinari che la circondano, come Carsulae, la Cascata delle Marmore e Villalago. Proprio quest’ultima location, che vanta tra l’altro il primato di prima location nella storia di Umbria Jazz (vi si svolse il primo concerto dell’edizione 1973), potrebbe anche rappresentare l’opportunità di una rivalorizzazione, dopo lo stato di completo abbandono in cui è stata relegata. Sul versante della musica suonata il programma di Umbria Jazz Spring si differenzia in base alle varie location. Si passa dalla tradizione di voce e piano con il quartetto di Dana De Rose, al trio di Flavio Boltro BBB e al Modalità Trio con Nico Gori, Ellade Bandini e Massimo Moriconi per i club (Moriconi sarà anche in “Duet” con la talentuosa jazz singer Emilia Zamuner). Oltre alle ormai consuete street parade dei Funk Off che quest’anno porteranno il loro irresistibile funky anche alla Cascata delle Marmore, sarà il Caos a rappresentare il main stage di Umbria Jazz Spring. Al Caos saranno i Licaones con la loro contagiosa verve ironica con la front line rappresentata dai sassofoni di Francesco Bearzatti e dal trombone di Mauro Ottolini; The New Orleans Mystics di cui Pagnotta prefigura già un biglietto aereo per la Cina, band che fa dello spettacolo e dell’intrattenimento il suo punto di forza; Il tentetto di Anat Cohen clarinettista di rango tra le più quotate al mondo di cui Pagnotta stesso è testimone
diretto della sua ascesa al successo; il quartetto di Roosevelt Collier definito il Jimi Hendrix della pedal steel guitar, strumento ibridato tra tastiera e chitarra; i Quintorigo e la loro formula originale di tre archi e un sax e Thornetta Davis che sarà protagonista anche a Perugia la prossima estate e che i ternani avranno il privilegio di ascoltare per primi nella migliore espressione del blues di Detroit.

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