Gianluca Brundo: "Teatro post Covid malato di disuguaglianze, menefreghismo e il circo on demand non ci salverà"

Alla nostra inchiesta sullo stato del teatro in Umbria dopo la “riapertura”, si aggiunge questo interessante contributo di Gianluca Brundo, attore di teatro e cinema, autore di libri e copioni, direttore del Festival ARS Contemporanea di Castiglione del Lago. Riflessioni, considerazioni esperienze che meritano, a nostro avviso, attenzione.
“Della situazione generale attuale, disastrosa, ne siamo ormai pienamente consapevoli. Del fatto che la base si cui poggia la nostra storia culturale ed artistica, che ci ha reso celebri nel mondo, si stiano incrinando pericolosamente, avendo imboccato la via del non ritorno, ne avremo contezza a breve.
Gli appelli sono innumerevoli, le risposte limitate, inefficaci, certe volte scoraggianti. Impegni e lunghe carriere, fatte di carne, studio e sudore, si stanno dissolvendo, assieme a quegli uomini, quelle donne, quelle famiglie, che da sempre hanno creduto e combattuto per un sogno.
Come spesso accade, i beneficiari degli sparuti aiuti, sono pochi ed anche quei pochi si ritrovano a dover gestire regole di ripartenza non recepibili: troppo costose, troppo limitanti (sia per gli spettatori che per i lavoratori), troppo coercitive, tanto da far pensare più alla chiusura definitiva che ad una possibile riapertura.
I set saltano, i teatri chiudono (soprattutto quelli privati) così come i cinema, i musei si blindano, le rassegne quando possono si trasformano on-line e ditemi se non è un paradosso trasformare la socialità dell’arte e della cultura in un circo on-demand.
L’attenzione è d’obbligo, non v’è dubbio, ma la montagna ha partorito un topolino, con tutta una serie di contraddizioni che, ancora una volta, mettono in luce le disuguaglianze, gli interessi di parte ed il menefreghismo di questo Paese: in sostanza tutti si riempiono la bocca con la parola ‘cultura’, in pochi si adoperano per dare sostanza a ciò che di più vitale abbiamo a disposizione, in senso sociale ed anche economico.
Il punto è che la pandemia ha scoperchiato il vaso che conteneva l’inconsistenza del sistema culturale e dello spettacolo italiano.
Vedo, con gran dolore, diversi artisti di fama, gridare adesso all’inconsistenza del sistema. Ma come? Fino a ieri ci sguazzavate dentro? Ci sguazzavate a protezione dello status quo ed ora che quello status quo si è dissolto, vi lamentate? Troppo tardi, troppo falso.  Avreste dovuto impegnarvi ed urlare quando vedevate i vostri colleghi che si affannavano per la sopravvivenza, quando le realtà ‘minori’ tentavano di non scomparire. Quel sistema avete contribuito a costruirlo, non dovreste lamentarvi; è la vostra casa.
È tempo di cambiare, è tempo di dare voce a chi non ne ha mai avuta, è tempo di creare un sistema equilibrato che tuteli tutti i lavoratori, è tempo di coesione, in un mondo dove, ahimè, vige il mors tua vita mea. Se necessario, sarà tempo, anche della serrata generale, perché ad oggi, chi muove i fili ha potuto sempre fare affidamento sul ‘fuoco sacro’ che spinge, soprattutto gli artisti, ad esserci nonostante tutto. 
Fin qui il disastro, ma data la mia attitudine positiva alla vita, vorrei, come sempre, lanciare un segnale di speranza. I fari della cultura ancora non si sono del tutto spenti, alcune volontà singole non hanno mollato e soffiano infondendo ossigeno. Vedo alcuni fuochi riaccendersi lungo lo stivale, vedo la speranza combattere contro il declino.
È il caso questo del Festival ARS Contemporanea che dirigo e che anche quest’anno ci sarà; fra mille insidie e difficoltà, ma ci sarà, dal 24 al 26 luglio a Castiglione del Lago (Borgo ancora attivissimo, nonostante tutto). È un segnale di speranza, così come sono segnali di speranza tutte quelle attività che non mollano, che studiano come far fronte alla situazione, ma anche alle mancanze ed alle tardive, quanto a volte incomprensibili, normative.
Gli artisti ci sono, i lavoratori dello spettacolo e della cultura ci sono e si faranno sentire ancora. Se la battaglia istituzionale è in atto, agli spettatori vorrei dire: se potete (se credete) scambiate con loro un sorriso; a volte è sufficiente perché non mollino e continuino a farvi sognare, a farvi gioire, a farvi scoprire quanto sia bello questo Paese”.

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