Passignano, sul lungolago la “panchina rossa” contro la violenza di genere

PASSIGNANO – Sulla panchina rossa collocata sabato sera sul lungolago di Passignano sul Trasimeno, è impressa una frase di Elie Wiesel, sopravvissuto da adolescente ad Auschwitz  e Buchenwald, premio Nobel per la Pace nel 1986 il cui libro di memorie, La notte, è diventato un classico della letteratura sull’Olocausto: “Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima”. Una frase che rende anche il senso della manifestazione a cui l’amministrazione comunale, insieme alla cittadinanza, ha dato vita nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, dedicandola tra l’altro a Giulia Cecchettin.

 

L’iniziativa che ha preceduto la posa della panchina rossa è stata molto partecipata. Una ventina di donne passignanesi, in ordine sparso, hanno pronunciato frasi incisive per favorire una riflessione sugli stereotipi di genere, mentre grazie all’interpretazione di Daniele Baldoni e Ramona Cipolloni, il pubblico ha potuto assistere ad una efficace drammatizzazione del rapporto uomo-donna quando questo tra le mura domestiche si trasforma in un intollerabile conflitto.

A seguire, di fronte al pontile, l’inaugurazione della panchina rossa, divenuta ormai simbolo universale del contrasto alla violenza di genere.

“L’uomo e le debolezze sono alla base di ciò che accade – ha dichiarato il sindaco Sandro Pasquali -. La violenza sulle donne non è legata solo all’educazione e alla cultura, ma nasce anche tutti i giorni nella vita normale della gente normale che smette di rispettare l’altro. C’è moltissimo da fare. L’educazione del rispetto deve partire in maniera profonda da noi uomini con un mea culpa non personale, ma collettivo. Stavolta non giriamoci dall’altra; la realtà è dura e crudele. E’ una mattanza quella a cui assistiamo quotidianamente in nome dell’amore. Ma quale amore? C’è un qualcosa da combattere insieme: dobbiamo in maniera ferma smettere di trovare giustificazioni per recriminare. C’è bisogno di portare nelle scuole, nei luoghi di lavoro l’educazione degli affetti. Bisogna educare alle relazioni. C’è una società da cambiare insieme”. 

“Perché tanta barbarie, tanta violenza, tanta indifferenza? – sono state invece le domande lanciate da Paola Cipolloni, assessora alla Cultura -. Se è assolutamente necessario dire basta ad ogni forma di violenza e discriminazione, è altresì prioritario impegnarsi in prima persona. Ciascuno deve fare la propria parte affinché possa realizzarsi quella rivoluzione culturale che può cambiare le menti. Una rivoluzione culturale che deve partire innanzitutto da dentro di noi e sostanziare le nostre azioni; una rivoluzione culturale all’interno della coppia, della famiglia, delle istituzioni, della comunità. Siamo tutti chiamati in causa, uomini e donne”. 

Ultima ad intervenire è stata la consigliera comunale delegata alle pari opportunità Laura Fabbri che ha osservato come la vicenda di Giulia abbia avuto una forza dirompente tanto da riuscire a riportare il tema nelle piazze.

L’iniziativa ha visto il contributo anche del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze.

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